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Perchè l’addio di Totti ha commosso tutti

Domenica sera all’Olimpico si è disputata l’ultima partita di campionato della Roma e sinceramente per la maggior parte di  noi donne questo momento segnava la fine del  campionato e quindi un grande sospiro di sollievo!

Al contempo però  c’era più di questo in quel campo.

Francesco Totti giocava la sua ultima partita come capitano della Roma.

Questo se non sei un tifoso non dovrebbe toccarti più di tanto ed invece dopo aver assistito al dopo partita posso dire che anche noi donne, non tifose, mamme impegnate e molto poco interessate al calcio, davanti a questo addio ci siamo commosse.

Il.motivo per il quale questo momento è stato tanto sentito da tutti credo risieda  nello sguardo di Francesco Totti  e nelle sue parole. Ci ha trasmesso passione, emozione, dolore, amore, sincerità, confusione, vulnerabilità, consapevolezza, commozione.

Abbiamo visto un uomo senza maschere, non il calciatore inarrivabile ma un padre, un marito, seplicemente un uomo di fronte ad un momento cruciale della sua vita.

Lo abbiamo visto accompagnato da tutta la sua famiglia,  con il sostegno che solo una moglie ed i figli sanno dare.tottieilary

La sua spontaneità è da sempre il suo punto forte ma domenica più che mai ci ha toccato il cuore dimostrando un coraggio degno solo dei campioni affermando di aver paura ed esponendo così i suoi sentimenti davanti a milioni di persone.

Delle tante cose scritte su questo addio una mi è rimasta impressa:  la lettera di Jovanotti a Totti in cui lo definisce “un moltiplicatore di gioia”!

Di certo un complimento unico proprio come lui.

Ed allora un grazie a Francesco Totti per aver ridefinito i confini del calcio, per aver fatto commuovere tutti a prescindere dalla fede calcistica, per aver segnato un momento indimenticabile nella storia del calcio ed averlo reso più bello anche se solo per una serata.

Ecco la lettera di Jovanotti a Totti

“Una volta ero lungo l’autostrada per Tabriz, nel nord dell’Iran, stavo venendo dall’Armenia in bicicletta, da solo, carico come un mulo. Avevo rotto la catena quindi non c’era modo di proseguire, era quasi buio, non sapevo come svoltare la situazione e non avevo una maglia di catena con me (un consiglio che non servirà a quasi nessuno di voi: non andate nel nord dell’Iran senza una maglia di catena di ricambio se avete appena scollinato le montagne del Caucaso).Comunque dopo un’oretta, al crepuscolo, passò un tizio con un autocarro sgangherato. Capì la situazione e mi caricò portando me e la bici fino al suo paesello che era nelle stesse condizione dell’autocarro. La sua famiglia mi accolse in casa offrendomi una cena buonissima e un angolo per terra dove passare una notte prima di accompagnarmi in città la mattina dopo direttamente da un meccanico di bici. E Totti? Ebbene quella stanza dove tutti mangiavano vivevano e dormivano aveva al muro scrostato un’immagine del califfo Ali, sacro agli Sciiti e ben 4 poster di Totti.Allora io ho acceso il mio cellulare e ho mostrato una foto che avevo fatto insieme al capitano a Trigoria per i miei 40 anni, nello stesso giorno in cui lui ne aveva fatti 30 (io e Totti abbiamo esattamente 10 anni di differenza). Io non so niente di calcio ma riconosco la gioia, e Totti ha moltiplicato la gioia di una sera remota e indimenticabile. I moltiplicatori di gioia come Totti sono rari, e fanno bene anche a quelli come me che non sanno niente di pallone“

Valentina

Valentina

Mamma di due piccole "scugnizze", iperattiva e pigra, disordinata dentro e fuori, folle e assolutamente ottimista, insomma semplicemente scorpione!