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Swap, ti ho rivalutato!

Ho un’età, so che non posso cambiare ma ho capito che posso migliorare.

 

Mi spiego meglio…

 

Io accumulo. Di tutto. Vestiti, scontrini, cimeli, scatole vuote, agendine degli ultimi 30 anni, chiavi di non so più quali serrature, telefonini dismessi, nastri di confetti di battesimi, comunioni e matrimoni. Etc etc ma proprio etc. Vi viene in mente qualcosa? Ce l’ho!

Perché tutto per me ha un significato o uno scopo, il problema è che spesso me ne dimentico ma per non darla vinta a mio marito non lo ammetterò mai.

Il body macchiato di mia figlia neonata? Non lo regalerò mai, mi ricorda il suo memorabile rigurgito a fontana proprio in braccio ad una delle mie poche amiche ancora senza figli (che da allora ha cancellato tale esigenza dalle sue priorità).

Le scarpe modello anni ’90 con zeppa in legno alta 10 cm? Neanche a parlarne di regalarle, quando le guardo mi riportano agli anni d’oro della mia mondanità, quando le indosso e provo a camminarci mi riportano alla dura realtà: dopo due gravidanze e quasi 20 anni il portamento è simile a quello di Frankenstein appena sveglio.

Non parliamo poi dei disegni delle mie figlie, scatoloni interi di geroglifici in evoluzione: il primo puntino sul foglio, il primo tratteggio, la prima linea (con tanto di stupore della sottoscritta OHHHHH), i primi personaggi stilizzati “questa con i capelli arruffati e i piedi lunghi 2 km sei tu mamma”. Per la verità con la seconda figlia (ovviamente) avevo posto qualche freno alla mia mania  ma recentemente si è data ai lavoretti di decoupage che (neanche a dirlo) per me farebbero arrossire anche la Stamperia Remondini di Bassano del Grappa. E vai con l’accumulo!!!

 

Proprio quando tutto sembrava finito, soprattutto lo spazio in casa e la pazienza del mio coniuge, ecco che arriva la sorpresa!

 

Una delle mie amiche più glamour, più dinamiche ma soprattutto più brave in cucina  mi invita ad un pranzetto a casa sua condito di altre 5 amiche e di uno swap. Neanche a dirlo, la parola swap per accumulatori ossessivi come me non suona bene: 2 ore davanti all’armadio per decidere con quale capo devo tagliare il cordone ombelicale e 2 secondi per rimettere a posto metà della roba che ho preparato per lo scambio, scuotendo la testa “questa camicia no, non ce la posso fare, ha solo 20 anni di vita”. Fatta questa immane violenza su me stessa esco, arrivo sotto casa della mia amica e dove ho dimenticato il bustone? A casa!!! Lo so lo so, Freud mi ha già spiegato come la pensa in proposito…

 

Finalmente, scusandomi mestamente, mi unisco al gruppo. Complice qualche bicchiere di spritz in più (sì era un pranzo, avevate capito bene, ma il binomio amiche/bicchierino è perfetto a qualunque orario), complice la terrazza con vista su tutta Roma e se vi dico tutta è tutta, complice il pranzetto luculliano della mia amica terminato con una angel cake da urlo comincia la mia rivalutazione. Nella stanza appositamente adibita, con tanto di stendini, specchi e camerino per le prove, prima timidamente poi sempre più convinta mi avvicino a questa geniale idea dello swap.

Passiamo un’oretta a divertirci con prove, consigli, piccole sfilate, piccole bugie (“la pancia dell’ultima gravidanza l’hai persa completamente”), grandi risate. Non avevo mai considerato quanto fosse bello veder rinascere su altre persone, in questo caso ancora meglio perché amiche, capi che davamo per spacciati. Ognuna di noi ha portato via dei piccoli bottini. Con una soddisfazione indescrivibile…

Sapete com’è finita? Ho già due bustoni pieni pieni di vestiti, scarpe e accessori che aspettano il prossimo invito! 😉

Carla

Carla

Carla, mamma di due bimbe, motto preferito "l'acqua mi bagna e il vento mi asciuga", talmente siciliana da sembrare la versione femminile di Ficarra e Picone.